Reti Aperte e Soluzioni Integrate per le Scuole

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basate sulla cultura Open Source nelle scuole

 

Il backup dei dati è tra le operazioni più importanti tra quelle necessarie a garantire la sicurezza e la disponibilità dei servizi.

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Nei diagrammi di implementazione i cubi rappresentano dei dispositivi fisici, le linee continue delle connessioni esistenti tra questi, i cerchi sono delle interfacce. I rettangoli decorati rappresentano dei componenti software: il cubo che li ospita rappresenta un nodo sul quale sono installati. Le linee tratteggiate rappresentano delle dipendenze logiche. Una relazione di ereditarietà è descritta da una freccia con la punta a forma di triangolo: questa relazione indica che il nodo da cui la freccia parte è una particolare istanza della classe più generale di nodi sui quali la freccia punta.

Il servizio si costruisce realizzando un server di backup: si tratta di una macchina dotata di scheda di rete per potersi connettere ad Internet ed effettuare backup di dati presenti su macchine remote.

Spesso il nodo che ospita il servizio è un file server: una macchina progettata appositamente per ospitare grandi quantità di disco ridondante e veloce. I dischi presenti su questo genere di macchine sono solitamente configurati in modalità RAID 1+5. RAID (Redundant Array of Inexpensive Disks) è una modalità di gestione collettiva di un insieme di dischi. La modalità RAID 1 prevede che i dati vengano scritti contemporaneamente su più dischi dell'array. Se uno dei dischi cessa di funzionare è possibile usare gli altri per accedere comunque ai dati. Questa modalità (nota anche come mirroring è relativamente semplice, ma presenta alti costi di gestione (poichè lo spazio disco necessario, come minimo, si raddoppia).

In modalità RAID 5 i dati vengono distribuiti dal sistema su più dispositivi fisici, anche se il sistema operativo continua a vederli, dal punto di vista logico, come un unico aggregato. Ai dati, suddivisi su più dischi, vengono aggiunte informazioni che permettono di ricostituirne l'integrità qualora uno dei dischi dell'array cessi di funzionare. È evidente che in questo modo si realizza un sistema ridondante che può sopravvivere alla rottura di uno dei dischi e che questo sistema è efficiente quando si disponga di molti dispositivi.

I dischi RAID possono essere sia EIDE che SCSI. I secondi sono più affidabili, ma anche più costosi. In ogni caso, l'array viene sempre visto dal sistema operativo come un unico disco SCSI.

Sul server di backup deve essere installato il software che permette la copia dei file da salvare. Esistono numerosi sistemi commerciali, ma i sistemi di base disponibili con i sistemi operativi Open Source sono più che efficienti. In particolare tar permette l'archiviazione di più file in un unico archivio, anche su nastro. L'archivio può essere compresso se si dispone di gzip. Un altro strumento interessante è rsync che permette di mantenere localmente una copia sincronizzata di file remoti. rsync esegue la copia (e dunque il trasferimento dei dati) solo sui file che effettivamente sono stati modificati dall'ultimo backup e quindi permette di ottimizzare l'uso della banda passante riducendo i byte da trasferire. È utile disporre di una unità a nastro per archiviare periodicamente in modo permanente i dati più importanti.

L'uso di cron permette di pianificare le operazioni di backup rendendole automatiche.

Ora che il modello implementativo è definito puoi passare allo studio dei diagrammi delle classi per analizzare le dipendenze tra i pacchetti software che dovrai installare.

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